Prendo spunto da questo titolo della saga di Harry Potter (che lungi dall’essere un film per ragazzini… è un lungo percorso di citazioni esoteriche!), per parlare di un tema difficile, ossia di quando i nostri animali vengono a mancare.
Recentemente è mancato il micio che avevo adottato, e ho sperimentato come questa perdita mi abbia ricollegato a tutti i lutti, antichi e recenti, che nel corso della vita ho attraversato con la mia famiglia animale. Ma soprattutto, ho sperimentato come le dinamiche di questi lutti animali rimettano in scena e ripercorrano le dinamiche dei lutti vissuti nella famiglia umana, intendendo la perdita di parenti, di amici e di relazioni.
È possibile quindi che le situazioni in cui avvengono le perdite dei nostri animali ci spingano a riconsiderare e a lavorare sui nostri lutti personali, che magari abbiamo messo da parte, poiché li sentivamo veramente troppo dolorosi?
La perdita di un nostro caro animale, forse, ci concede di vivere il dolore più liberamente, quindi di lasciarci toccare ed esprimere più facilmente quelle emozioni e quei sentimenti che si muovono all’interno di noi, quali la disperazione, l’abbandono, la solitudine, il senso di colpa, l’ineluttabilità del distacco.
È più facile esperirli, lasciarli fluire, e quindi curarli, mettere in moto il movimento della redenzione, dell’evoluzione, quando muore un animale, piuttosto che quando si tratta di perdite umane vicino a noi, specialmente se le nostre dinamiche personali – la nostra personalità – tendono ad allontanarci dal dolore, per non doverlo sentire. Nella floriterapia di Bach è la tipica attitudine Agrimony, per cui ci si mette una maschera, ci si allontana dal dolore, lo si silenzia in qualche modo (falsa allegria, dipendenze, stile di vita frenetico…). Così nel tempo, questo dolore rimane incistato dentro di noi e riverbera costantemente.
Di fronte alla perdita dell’animale è come se ci potessimo dare il permesso di toccare, di immergerci in questo dolore che è disperante, ma allo stesso tempo salvifico, perché ci fa entrare in contatto con dei livelli della vita più sottili. Forse perché questo dolore è solo nostro, forse perché non ci sentiamo in dovere di consolare nessuno, se non noi stessi.
Anche il modo in cui il nostro animale ci lascia, può contenere un messaggio per noi. Ad esempio, la perdita cruenta di un amato compagno animale ci porta indietro sulla linea del tempo e ci permette di rivivere e di vedere quei lutti violenti dei nostri retaggi familiari che magari sono mantenuti nascosti.
Un gatto o un cane che sono stati aggrediti, o avvelenati, che hanno subito una morte violenta e deliberata per una mano di una persona o di un altro animale incustodito… questi avvenimenti ci portano ad osservare, volenti o nolenti, le morti violente che risiedono nel nostro albero genealogico e che non abbiamo mai avuto la consapevolezza o la forza di curare. Apparteniamo alla terza generazione dopo un conflitto mondiale: tutti abbiamo inscritto in noi il codice della morte violenta. Alcuni di questi accadimenti sono tenuti addirittura segreti, perché, lungi dal rappresentare l’estrema conseguenza di atti definiti eroici, sono gli omicidi causati dalla guerriglia sociale, dovuti alla perdita di ordine e di valori che la guerra porta con sé. Oppure sono uccisioni per mano di uno stesso familiare.
Questi retaggi di violenza sovente sono taciuti e pesano sulla linea del tempo e sulle radici dell’albero familiare in maniera gravosa. Così i nostri animali, come estremo atto di amore, ci portano ad osservare questi non detti.
Osserviamo anche cosa ha comportato, a livello della nostra vita materiale e quotidiana, la morte dell’animale. Ha avuto bisogno di cure costosissime, oppure di una lunga e faticosa assistenza? Oppure non abbiamo avuto modo di aiutarlo e lo abbiamo ritrovato, ahimè, già trapassato? Magari è morto senza noi vicino, proprio quando ci siamo allontanati un momento, o al contrario ha aspettato che tornassimo accanto a lui per morire? Tutte queste dinamiche ci possono portare a riflettere su cosa è attivo dentro di noi rispetto alle morti dei nostri familiari. Cure molto costose e lunghe potrebbero essere, forse, l’indicatore di un senso di colpa rispetto alle cure che noi pensiamo di avere mancato nei confronti di un nostro familiare, oppure una fine solitaria, cioè il fatto che l’animale non si sia fatto trovare nel momento del trapasso, può risuonarci come il senso di abbandono provato verso un familiare che è mancato proprio quando noi non c’eravamo, magari eravamo in vacanza, oppure eravamo presi dal lavoro e non abbiamo risposto a quell’ultima telefonata, e così via.
Con la brevità della loro permanenza, gli animali ci portano a osservare e riconsiderare quanto preziosi siano tutti i momenti belli vissuti con loro. Nel suo libro Il Buddha degli Animali, David Michie parla dell’importanza spirituale del percorso verso la fine della vita dei nostri animali. L’autore racconta della figlia dei suoi vicini di casa, una ragazzina che lui vedeva ogni giorno dal suo studio. Da bimbetta andava sempre in giro con il suo cucciolo e gli dedicava tutta l’attenzione. Nel tempo, il cucciolo è diventato un vecchio cane e la ragazzina, ormai una giovane donna, portava apparentemente malvolentieri a passeggio questo cane, restando tutto il tempo al cellulare. Fino a che, un giorno, il cane non c’è stato più. L’autore si interroga sul vuoto e sui preziosi momenti di amore sprecati in quelle ultime passeggiate.
L’invito è, nel momento in cui ci relazioniamo con l’animale, ma anche con le persone, a godere e a benedire ogni momento bello con la consapevolezza del fatto che, questi impagabili momenti si andranno ad esaurire. Con gli animali la percezione è più immediata, poiché anche i pet più longevi hanno una prospettiva di vita assai più breve degli umani.
Innumerevoli sono le testimonianze di come il passaggio dei nostri amici animali ci consente di contattare la dimensione dello straordinario, del sottile, dell’eternità della Vita, dell’Anima e dello Spirito. Ecco che nel momento in cui un nostro animale ci lascia, si manifestano tanti segnali che ci rimandano proprio a loro e all’amore che continuiamo a condividere, in un’altra forma. Magari vediamo un arcobaleno, o ci arriva un messaggio particolare, una mail particolare o incrociamo un animale che ci ricorda tanto il nostro amico scomparso… continuate voi. Di questi segnali di amore e speranza ne riceviamo tutti in continuazione.
Sappiamo che gli animali facilmente fanno dei walk-in, cioè riescono a spostarsi come una goccia di Spirito, da un animale all’altro, momentaneamente o anche per periodi più lunghi, per mandarci dei segnali. Può accadere quindi che questo segnale lo riceviamo non da un animale della stessa specie, ma da un animale di un’altra specie in cui però, noi con i nostri occhi sottili siamo in grado di riconoscere l’affinità, di riconoscere il nostro amico anche se, in quel momento, indossa un vestito, una maschera diversa, che gli è utile per venirci incontro.
Anni fa avevo affidato una mia cavalla ritirata dallo sport, Capina – molto bella e scattante, tutta nera – a un piccolo allevatore locale, un ragazzo di massima fiducia, con il progetto di far nascere bel puledro. Ricevevo regolari notizie di questa cavalla, del suo benessere e del fatto che la sua pancia cresceva felicemente.
Un giorno sul ballatoio davanti casa mia appare dal nulla una bella gatta nera. La micia si affaccia alla finestra della cucina e insiste per entrare. Incuriosito, mio marito le apre e la gatta sale dritta al piano di sopra nel mio studio e resta con me tutto il pomeriggio, comportandosi con la massima socialità e affettuosità. Questa gatta aveva un mantello nero molto lucido, e appariva snella e scattante. Fra me e me mi sono detta: “Ma guarda questa gatta come mi ricorda Capina!”.
La micia aveva un collare con un numero di telefono. Chiamo ripetutamente e finalmente, verso sera la proprietaria risponde e avviene la restituzione della gatta, a una famiglia delle vicinanze.
Ho saputo più tardi che quel pomeriggio la cavalla Capina moriva per una complicazione gastrointestinale fulminante. La visita di questa micia, con queste caratteristiche così simili alla bella cavalla, è diventata per me un saluto affettuoso da parte della cavalla stessa.
Quando si manifesta un lutto nella nostra relazione con gli animali, l’invito è di prendere consapevolezza di quel dolore e di usarlo per curare non solo quello stesso lutto, ma anche i tutti i lutti umani che non abbiamo avuto il coraggio di toccare durante il nostro percorso di vita.
Possiamo anche interrogarci se ci sono delle similitudini tra il modo in cui questo animale è mancato e altri morti, all’interno del nostro albero genealogico (malattie ricorrenti, incidenti, aggressioni ad esempio) perché può essere una provvidenziale possibilità, che il nostro animale ci regala come dono finale, per lavorare sulla nostra personale evoluzione.
Queste diventano tutte preziosissime occasioni di guarire le nostre emozioni più dolenti, attraverso la metafora che i nostri animali, per amore nostro, mettono in scena, tenendo sempre presente che, per quanto doloroso e terribile ci appaia all’esterno, c’è sempre per ognuno di loro la consapevolezza della scelta, la volontà di un’anima e l’opportunità di fare un salto evolutivo: questa è una premessa a cui vogliamo appellarci per proseguire in questo percorso di Amore e crescita accanto a loro.
Cosa ne pensi?
Sono Federica, mi diletto di comunicazione telepatica animale, sono consulente di Fiori di Bach nella Relazione Uomo – Animale e sto completando la mia formazione come Raidho Equine Coach. Scrivimi se ti va di parlare di questo articolo e di tutto ciò che riguarda la relazione e la comunicazione fra animali e persone, ne sarò felice federica.masoli@gmail.com






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